IL FRONTE UNITO DEI CASSEURS: analisi sulle recenti sommosse in francia

Traduzione d’un’analisi sul recente movimento contro la riforma delle pensioni in Francia. Contributo alla discussione sulla violenza rivoluzionaria, sperando che ovunque possa arrivare quella che Bonanno chiamava “la gioia armata” :

” E’ necessario un piccolo preambolo : la forma non fa la sostanza. Qui non è quindi questione d’idealizzare delle pratiche per quello che sono in quanto tali, ma di vederle in un contesto ben particolare.

La violenza non è mai una cosa da romanzare, da idealizzare. È semplicemente necessaria ad ogni atto di rivolta, ad ogni proposito rivoluzionario. Senza, per altro, essere condotta attraverso sporche pratiche autoritarie.

Sui può notare una differnza netta con questo movimento sociale in comparazione con i precedenti più recenti. L’entrata in scena dei liceali non s’è fatta in maniera tranquilla, è il minimo che si possa dire. La radicalizzazione non è portata avanti de una minoranza, alla fine del movimento, ma s’è tradotta direttamente in atti e in questa maniera si è diffusa. Leggere la cronaca degli ultimi giorni ci dà un indicatore preciso e non equivoco : ci si batte con gli sbirri , si “rompe” , si brucia, si saccheggia nelle grandi città come nei piccoli paesi. Il contagio è là, la macchina è lanciata.

Ed è lì che la seconda specificità entra in gioco : la figura del giovane di quartieri del novembre 2005, che durante il movimento degli studenti nel 2005 o il movimento anti-CPE (Contratto di primo impeigo ndt) veniva ai cortei non veramente con gli stessi obiettivi degli stessi manifestanti (e qualche “antagonismo” si faceva sentire sul terreno), si ritrova questa volta dalla stessa parte della barricata. Una certa giunzione si realizza infine. Non è l’unità di classe, ma un simpatico inizio d’associazione. Allora chi tra l’uovo e la gallina ha provocato tutto questo? Non è molto interessante da sapere. Quello che è sicuro è che i due fenomeni si sono auto-alimentati: i liceali in mobilitazione adottano delle strategie (o come minimo delle reazioni) più offensive, i giovani dei quartieri, spesso senza educazione scolastica (non c’interessa specificare qui), vengono ora per raggiungere i blocchi o i dintorni, per spalleggiare e approfittare degli scontri e portare così la loro pietra.

…E funziona.

Ci ritroviamo con una serie d’atti di violenza in cui persino i Media non ce la fanno più (non tutti almeno) a dire che gli eventi sono unicamente dovuti a dei “casseurs” infilitrati. In cui i professori delle scuole sono costretti ad ammettere con compassione che i “casseurs” sono anche i loro studenti. Cazzo allora, la figura del barbaro si decompone. Ci ritroviamo con delle testimonianze che ponevano dubbi ma che adesso sono ancora più esplicite. La riforma delle pensioni, sicuro, nessuno la vuole, ma ce ne si sbatte abbastanza. È soprattutto un buon pretesto per vomitare tutto quello che abbiamo nella pancia e che ci teniamo dentro nel quotidiano. E, come certi studenti dicono, si segue il movimento. Mi metto a lanciare delle pietre sulle guardie perché gli altri lo fanno. E senza dubbio mi fa bene. Perché in generale sono gli stessi che si comportano con molta più docilità verso il sistema (scolastico e più in generale). Rompiamo alla fine alcune delle nostre stesse catene.

Questa valvola di sfogo non è sicuramente gratuità né priva di senso. È in continuità con novembre 2005 su un altro livello (attualmente). Salvo che sono stati effettuati degli studi “logistici”. Le stesso persone, con i loro nuovi compagni di strada, che s’erano accontentate nel 2005 di appiccare il fuoco nei loro quartieri se ne vanno a espropriare per esempio i negozi d’na via commerciale à Lione o ancora a occupare la strada vicino a un liceo a Nanterre. Questi sono due esempio ma potremmo citarne altri.

La differenza notabile è che qui non è questione di un concatenarsi di violenza d”di reazione” in seguito, per esempio, ad un abuso della polizia, com’è stato a Novembre 2005 o più recentemente in Grecia,.È piuttosto afferrare l’opportunità d’una situazione. E anche se potremmo dire lo stesso (la famosa storia del pretesto) quando si tratta di scontri “di reazione”, troviamo qui una belle piccola specificità. Le violenze reattive hanno più di legittimità o di ragioni evidenti per prendersela con la causa diretta, la figura della guardia. Qui invece il poliziotto non è troppo la causa della riforma delle pensioni. Nonostante quello che vogliono far credere i buoni democratici di sinistra (le famose “provacazioni della polizia”), anche se lo sbirro si mostra offensivo/repressivo durante il movimento, non è essenzialmente per questo che vogliamo fotterlo, a lui e ai suoi colleghi. È tanto la vendetta personale, per quelli che conoscono le umiliazioni quotidiane, quanto rimetterlo al suo reale ruolo: quello di chi protegge il capitale e lo Stato, quello di chi ci imbriglia ogni giorno, di chi ci può far finire in galera e distruggere le lotte di domani. Ed è di un buon senso totale che la prima reazione vedendolo non è più quella di dargli dei bacini o fargli dei sit-in davanti. Ma di andarci francamente. Più ce ne saranno a terra meglio sarà.

Ma non mettiamo semplicemente le guardie al centro della cosa. (piccola parentesi, i servizi d’ordine dei sindacati dovrebbero prenderle uguale…). Il braccio armato del capitale deve pigliarne il più possibile, ma sicuro tutto questo non finisce là. Quello che è da tener presente è che bisogna che scoppi, che si saccheggi, che bruci. Tutto quello che umilia nel quotidiano in termini di questioni materiali, tutte le frustrazioni e le strade senza uscita che promette questa società di merdaa la più parte di noi, tutte devono prendere colpi devono essere scagliate via (a rischio d’avere uno spirito immediatamente pragmatico, e riempirsi le tasche).

In questo momento, a l’attuale stato delle cose non serve a nulla di chiedersi se tutto questo possa servire effettivamente a molto. Una vetrina distrutta o una macchina incendiata non hanno mai cambiato né cambieranno mai in quanto tali il mondo, questo è sicuro. È semplicemente che questi ultimi giorni danno degli indicatori per domani, che sia in questo movimento o in un altro in futuro. Sempre di più la gente non ha niente da perdere e di più a guadagnarci a vedere questo mondo crepare. E quando la maggior parte della gente in strada si metterà à commettere tutta una serie di atti senza ritorno possibile, quando non ci saranno più 10 ma 1000 vetrine in frantumi simultaneamente e senza consultarsi, allora tutto comincerà.

Per quando l’incendio di una raffineria?

Un elettrone libero e rivoltoso che spera in una corrente di forte tensione per non dover restare al buio… troppo tempo.

P.S.
Appello ai democratici teorici del complotto: compagni, per non avere più dubbi sul fatto che siano o meno degli sbirri provocatori che rompono delle vetrine e commettono i diversi atti di violenza, ad esempio durante il corteo dei “neri” parigini, procurati una sbarra di ferro e rompine una per primo. È l’unica terapia-choc che ti resta a disposizione. Altrimenti hai ancora la possibilità di raggiungere i ranghi dei servizi d’ordine o delle milizie staliniste. Ma attenzione, ne prenderai troppe. Perché anche se sappiamo che i servizi d’ordine non hanno degli agenti infiltrati tra di loro (a cacchio, forse sì, se ci sono dei settori di poliziotti e di secondini in un gran numero di sindacati) sappiamo anche che la polizia s’è infiltrata nelle loro teste. Saranno trattati quindi come tali. Dei porci da sgozzare. “….. tratto da indymedia………………….. AUTONOMIA* SPEZZINA!

 

 

 

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