Comunicato di chiusura dell’assemblea nazionale degli student* autorganizzat*

I giorni 15 e 16 giugno 2011 si è svolta a Roma l’assemblea nazionale degli studenti medi autorganizzati, ospitata all’ex cinema Preneste occupato Generazione P Rendez-vous. Hanno partecipato un centinaio di studenti proveniente da molte realtà studentesche nazionali, da Roma a Milano, da Torino a Bologna, da Brescia a Palermo, da Lecce a Modena e molte altre che hanno avuto il principale ruolo nelle lotte di quest’anno. L’assemblea è nata dal bisogno di confrontarsi, di condividere esperienze e percorsi, di raccontarsi e scambiarsi punti di vista. Lo spirito di questi due giorni è stato quello di interrogarsi sulle esigenze dello studente e di trovare nuovi metodi e pratiche per rilanciare il movimento con l’inizio delle scuole. Si sono individuati messaggi e temi comuni da gridare sempre più forte in tutte le piazze, le scuole e le strade italiane a partire da Settembre. Alla fine di questa assemblea possiamo ritenere che questi due giorni sono stati molto proficui per le realtà che vi hanno partecipato. Tutte le città hanno contribuito alla discussione con spunti e suggerimenti che hanno portato ad una lettura comune della fase che stiamo attraversando e a una buona rilettura dell’anno appena passato. La valutazione del movimento studentesco di quest’anno ha avuto un ruolo centrale nell’assemblea: migliaia di studenti sono scesi in piazza e nelle strade, hanno occupato le scuole e le stazioni, si sono ripresi i propri spazi nella prospettiva di riprendersi il proprio futuro. Il grido che ha risuonato in tutta Italia da ottobre ad oggi, è stato quel ‘que se vayan todos’ che abbiamo scritto nei nostri volantini, nei nostri striscioni e sui muri delle nostre città. Che se ne vadano e se ne vadano tutti. Questo è quello che abbiamo voluto esprimere con le nostre lotte. Questo è quello che urlava Piazza del Popolo il 14 dicembre, giornata che ha segnato una tappa fondamentale per la lotta di una generazione precaria. Una generazione in rivolta che esprime la propria rabbia in tutto il mediterraneo, dal Maghreb alla Spagna, dalla Grecia all’Italia. E da questo si è arrivati, con l’enorme apporto della primavera araba, al “Cacciamo il rais”, che ha espresso completamente la nostra avversione per la classe politica italiana, liberando il significato di questa parola d’ordine da qualsiasi accezione giustizialista ed accentrandone il significato nella opposizione di questa generazione ad un potere che vuole solamente fare i propri interessi sulle nostre spalle. Questa opposizione che si è espressa dal 2008 nel “Noi la crisi non la paghiamo”, in una dinamica resistenziale che ha attraversato l’Europa e ora la sta riattraversando con l’affermazione “noi la crisi ve la creiamo”, definendo sempre più il sentimento degli studenti nel contrastare questo sistema. “Noi la crisi ve la creiamo” è stato pienamente espresso il 14 dicembre, dove la rabbia intrinseca nelle soggettività della piazza è esplosa mettendo fine ad un ciclo di subordinazione e contrattazione e aprendone un altro. E’ stata la giornata apice di un movimento sempre più determinato e continua ad essere elemento centrale nelle mobilitazioni e nella narrazione collettiva. Un forte elemento di rottura è stato quel giorno che ci troviamo a rincontrare nel prossimo autunno e che dobbiamo necessariamente capir come riaffrontare, anche in base alle contingenze ad ai momenti che ci si presenteranno. Partendo proprio dal 14 dicembre abbiamo cercato di analizzare la figura dello studente protagonista di un tale movimento ed abbiamo delineato appieno questo soggetto come precario. Lo studente precario su tutti i fronti, non solo su quello lavorativo del futuro negato, ma sul piano esistenziale, sempre più privo di spunti e possibilità nella vita, sul piano dei rapporti e della socialità, con totale mancanza di spazi di aggregazione e possibilità di iniziative che abbiano origine dal basso, sul piano economico, dove tutto intorno a lui è strettamente legato al mercato e non prescinde dalle sue logiche. Le necessità dello studente non vengono soddisfatte da questa organizzazione sistemica che è così strettamente legata al mercato. In qualsiasi momento della sua vita questo dato è presente ed influisce sui bisogni diretti. Un alto costo della cultura, negazione di una fruibile mobilità, elevati prezzi per lo svago e la stessa socialità, sfruttamento nelle situazioni scolastiche tecniche o professionali distruggono le prospettive dei più giovani senza dare nessun genere di incentivi. Da qui nasce l’identità precaria dello studente e il suo avvenire privo di prospettive. Proprio questo ha permesso l’uscita di questo nuovo soggetto dallo studentismo e dalla sola pratica resistenziale, partendo dalle conoscenze accumulate come base per generare la lotta per il proprio futuro, allargando gli obbiettivi e gli orizzonti da raggiungere. Da questa assemblea è dunque stata palesata la necessità di dibattere tutti questi temi nelle scuole, mantenendo i collettivi in una posizione di importanza centrale ed attivandosi nel dibattiti assembleare, per costruire momenti di socialità e lotta. Di centrale importanza sono le campagne di riappropriazione degli spazi occupati/autogestiti nelle scuole e all’esterno di esse, le inchieste e i video per comprendere ed analizzare le necessità studentesche, i momenti di condivisione di libri e cultura, la produzione di documenti e vademecum per coadiuvare la protesta e gli strumenti di comunicazione e controinformazione. L’assemblea ha espresso la necessità di intensificare e radicare la coordinazione a livello nazionale e la necessità di creare un nuovo momento di incontro agli inizi dell’autunno per dare maggior forza e centralità ad una protesta comune e condivisa. Inoltre è stata definita centrale l’importanza di un momento comune di mobilitazione autorganizzata nell’inizio dell’autunno caldo di cui sappiamo che dovremo essere protagonisti.

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