Cuneo – Comunicato di Guido letto al presidio per gli scontri contro CasaPound

Guido, dopo diversi mesi di irreperibilità, si è presentato all’udienza preliminare
che si è svolta a Cuneo sabato 26 novembre per gli scontri
scoppiati a febbraio durante la contestazione dell’apertura di una
sede di Casapound.
Attualmente dovrebbe essere recluso nel carcere di Cuneo, ma non si
escludono trasferimenti nei prossimi giorni che provvederemo a
comunicare.
Per scrivergli:
Guido Mantelli
C.C. via Roncata 75
12100 Cuneo
Comunicato del compagno:
E così un’altra stagione volge al termine, ed è ora di rientrare, come
quando a malincuore si lasciano gli alpeggi estivi. Certo, non è a
cuor leggero che di mia volontà porgo i polsi alle manette, ma è una
scelta di cui, fin dall’inizio di questa mia ennesima latitanza, ho
valutato sarebbe arrivata l’ora, perché i reati in ballo, ed i
progetti che mi aspettano una volta sbrigata questa faccenda, non
avrebbero motivato una prolungata vita alla macchia.
Nel frattempo, ho approfittato di questi mesi per occuparmi di alcune
faccende che mi stavano a cuore, ho attraversato splendide valli e
montagne, incontrato persone che meritano e cuori generosi, e
soprattutto mi sono scaldato al fuoco di una solidarietà che mai ho
sentito mancarmi. Mi sono persino dato il tempo per necessarie e
proficue riflessioni che impegni e abitudini non mi avrebbero
altrimenti permesso. A dirla tutta, ho avuto pure il tempo per
“trovarla lunga”, forse più che in altre occasioni.
Ora che si apre il processo per cui questa latitanza è iniziata, sento
l’opportunità di lasciarvi il mio punto di vista in merito alla
caratteristica più evidente che contraddistingue questa vicenda
giudiziaria, ovvero quella di essere un atto di accusa nei confronti
dell’antifascismo.
Per quanto mi riguarda, senza esagerare visti i trascorsi della mia
famiglia, potrei dire che l’antifascismo sia una tensione congenita, e
che accompagna per forza le lotte per un mondo libero da
prevaricazioni ed autoritarismi. L’antifascismo che da sempre conosco
e pratico è quello che non si è perso nell’inutilità delle
pacificazioni senza cambiamenti e neppure nell’ipocrisia dei richiami
ad una ingiustificata tolleranza verso coloro che, in un modo o
nell’altro, vogliono imporre scelte liberticide ed autoritarie alla
società.
Ma neppure faccio del’antifascismo il campo esclusivo per criticare e
combattere quest’esistente basato sulla discriminazione e lo
sfruttamento. Per questo vorrei proporvi un breve estratto da una
lettura che mi è capitato di fare in questi mesi e che mi trovo a
condividere pienamente.
“… Il fascismo ha vita breve storicamente parlando, perché è la
forma di governo che la borghesia sceglie quando la forma principe del
suo dominio, la democrazia, non è in grado di assolvere la propria
funzione: garantire l’accumulazione del capitale e il potere sulle
classi produttrici. Assolto il compito di cane da guardia, il fascismo
viene riposto e la bastarda democrazia torna di moda. I fascisti
possono illudersi di rappresentare una trasformazione epocale, ma sono
solo merda di transizione, scherani, sbirri organizzati. La
democrazia, con il suo carico di etica da giornaletto di gossip, con i
suoi meccanismi di costruzione del consenso mediante l’allettamento
del piccolo-borghese e la redistribuzione delle briciole, si attaglia
meglio al dominio del Capitale…
…Hannah Arendt ha definitivamente ragione: il “male” è banale”. Non si
è mai data esperienza fascista che non si sia nutrita dell’oppressione
delle classi subalterne e del consenso del piccolo trafficante, del
piccolo proprietario, di quella schiera di animali che baratta la
libertà per ordine e disciplina, di modo che i proletari, o gli
immigrati, in altre parole i brutti, sporchi e cattivi non abbiano a
disturbarlo. Il fascismo è sempre contraddistinto da uomini “piccoli”.
Che si pascono sì di mistica nazionale e patriottarda, ma che
assolvono i loro miserabili compiti con la dedizione sottomessa del
travet. Piccoli impiegati del terrore, impegnati a tenere la
contabilità dei nemici da eliminare.
Ma le deportazioni forzate che il Capitale impone ai reietti della
terra, prima affamandoli e poi concentrandoli nel tessuto urbano dove
può sfruttarli meglio o trasformarli in mendicanti, puttane o
nell’esercito delle banlieus, sono ineguagliabili. Non parliamo [poi]
della capacità di costruire lager grandi come continenti, di
avvelenare terre e fiumi…”*.
Il processo che ci aspetta è in tal senso esemplare: non sono i “bravi
ragazzi” di Casa Pound che ci ritroviamo a fronteggiare, ma la
Questura di Cuneo che per l’ennesima volta cerca di toglierci dai
piedi, e giudici compiacenti che, nell’imbastire un processo per
scontri di piazza (situazione che necessariamente prevede due parti
contrapposte), decidono deliberatamente di assecondare la
criminalizzazione degli antifascisti e lasciare via libera agli
scagnozzi in camicia nera. Forse “Cuneo medaglia d’oro della
Resistenza” non ci avrà fatto caso, ma è un processo davvero
imbarazzante per la Storia quello che si celebra davanti al balcone di
Galimberti.
Senza dimenticarmi che, fino a quando non avremo spazzato via le
scorie del fascismo, una minaccia in più graverà sulle strade per una
libera autodeterminazione individuale e collettiva. Vado a vedere
dunque che faccia abbiano le autorità a cui è stato chiesto di
condannare l’antifascismo in queste terre di partigiani… ma non
aspetto che l’ora di ritrovarmi al vostro fianco per continuare i
sentieri che più possono nuocere ad un sistema sociale così disastroso
e nocivo.
Un abbraccio a tutti gli imputati del processo
e a coloro che non hanno fatto, né faranno mancare la loro solidarietà!
Guido
*. Estratto dall’appendice “Appunti sulla storia del FMRP”, in Ricardo
Palma Salamanca, “Il grande riscatto”, Edizioni Colibrì, Milano 2010
(pagg. 267-268).
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