No Tav: Alberto Perino denuncia: “Minacciato dalla ‘ndrangheta”

Mentre infiamma la protesta in Valle di Susa, Alberto Perino, leader dei No Tav è stato raggiunto da una lettera di minacce «che sa di intimidazione mafiosa», un’ombra lunga che più volte si è allungata sul progetto Tav e che rappresenta un problema reale, come lo sono le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle grandi opere e nei grandi eventi. La lettera anonima avverte inoltre che la protesta della Val Susa sta «scassando la minchia», insieme a tutti gli altri «sucaminchia dei No-Tav».
Brutto figlio di puttana, le stalle che abbiamo bruciato erano solo un avvertimento. Ora passeremo ai cristiani: vi veniamo a prendere mentre dormite, vi scanniamo come maiali e vi squagliamo nell’acido». Questo il contenuto di una lettera recapitata a uno dei fondatori del movimento No-Tav Alberto Perino. La lettera anonima avverte inoltre che la protesta della Val Susa sta «scassando la minchia», insieme a tutti gli altri «sucaminchia dei No-Tav».
La lettera, spedita da Torino, è arrivata alla residenza di Perino lo scorso venti febbraio. Immediatamente Perino ha sporto denuncia ai carabinieri. Lettera che sa di intimidazione mafiosa, un’ombra lunga che più volte si è allungata sul progetto TAV e che rappresenta un problema reale, come lo sono le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle grandi opere e nei grandi eventi.
La lettera a Perino suona come un avvertimento mafioso e, dice lo stesso Perino a Linkiesta, «non è di certo la prima che arriva, ce ne sono state molte altre e non solo al mio indirizzo. Non bastasse – continua – mi hanno anche avvelenato il cane di recente». Per ora quella dell’intimidazione di stampo mafioso rimane un ipotesi, ma non sarebbe la prima volta che mafia, in particolare ‘ndrangheta, e alta velocità, non solo percorrano binari paralleli, ma che addirittura si incrocino.
Non sono le grandi gare d’appalto a portare alla luce questo pericoloso incrocio, ma i subappalti, i servizi e le piccole forniture, settori in cui tradizionalmente le organizzazioni criminali fanno lavorare le proprie imprese lontano dai riflettori. Già il pentito Rocco Varacalli negli interrogatori resi alla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino aveva svelato metodi e contiguità tra appalti, politica e clan. In una recente intervista al programma tv Presadiretta dichiarò «La ‘ndrangheta ha bisogno della politica e i politici hanno bisogno della ‘ndrangheta. Il patto si fa prima: a loro i voti a noi i cantieri», così come «olimpiadi del 2006 e alta velocità». Inoltre la ‘ndrangheta in Piemonte non è per niente una novità: nel 1995 Bardonecchia fu il primo comune del nord Italia a essere sciolto per mafia (http://www.linkiesta.it/ndrangheta-piemonte ).

‘Ndrangheta che ha provato a lanciare i suoi tentacoli anche su altri tracciati dell’alta velocità, come sulla Milano-Torino e in Emilia Romagna, offrendo grandi disponibilità economiche e di mezzi. Tra gli arresti che il pool di Giancarlo Caselli ordina nel giugno dello scorso anno nell’ambito dell’inchiesta «Minotauro», emerge più di una volta la volontà dei clan insediati in Piemonte di accaparrarsi pezzi di cantiere per quella ferrovia che sta trasformando la Val Susa in uno scenario da guerra civile. Intanto proprio quell’inchiesta fece emergere il nome di Pietro Pipicella, presunto affiliato alla ‘ndrangheta che lavorava su uno dei cantieri dell’alta velocità. Oltre alle missive intimidatorie all’indirizzo di alcuni attivisti del movimento, qualcuno segnala i roghi delle auto degli stessi No-Tav come chiari segnali provenienti dalle organizzazioni criminali.

Insomma, un richiamo quello alla criminalità organizzata, quasi mai accennato in questi giorni, ma che diventa necessario prendere in considerazione, al di là della lettera, visto il contesto anche istituzionale in cui le mafie in Piemonte hanno visto proliferare rapporti e contiguità che fanno sorgere più di un dubbio sul fatto che l’opera non debba temere infiltrazioni.

Quelle lettere sarebbero in sostanza un avvertimento, da parte di esponenti delle cosche, a chi si mette di traverso per l’avvio definitivo dei cantieri. Una pista che gli investigatori continueranno a battere anche durante gli scontri di questi giorni che hanno visto contrapporsi No-Tav e forze dell’ordine, senza nessuna mediazione da parte delle istituzioni locali e nazionali.

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