NOTIZIE DA BERGAMO: LA RIPRESA DELL’EXPORT SULLA PELLE DEI LAVORATORI

BERGAMO:  LA  RIPRESA  DELL’EXPORT  SULLA  PELLE  DEI  LAVORATORI

 

Dopo circa tre anni e mezzo dalla dichiarazione ufficiale di crisi è possibile e doveroso tentare di fare un primo bilancio su che cosa è stata questa crisi e sulle conseguenze che essa ha avuto, ed ha, nella condizione operaia.

Sul finire del 2008 cominciarono a tagliare posti di lavoro industrie medio-grandi come la Pigna e  la S.Pellegrino. Poi a seguire il panorama andò arricchendosi di nomi noti e meno noti,ma comunque significativi, legati direttamente o indirettamente al gotha del capitalismo: Frattini, Comital ( De Benedetti ), Tenaris Dalmine, Abb, Brembo ( Bombassei ), Indesit ( Merloni )… per citarne solo alcune realtà dove la Rete Operaia è intervenuta o ha cercato di intervenire.

Per alcune di queste si trattava dello smantellamento definitivo ( come la Indesit e la Comital ), per altre di un ridimensionamento anche netto ( Frattini ), per altre ancora di un adeguamento degli organici in vista della cosiddetta “ripresa” ( Abb, Brembo, Tenaris, S. Pellegrino ).

Alla S. Pellegrino di Ruspino ( 400 addetti ), la direzione tentò addirittura la carta della “mobilità” per espellere i “vecchi” e sostituirli con manodopera più giovane e “malleabile”. Solo la forte e decisa mobilitazione dei lavoratori, con blocco prolungato delle merci, poté sventare il disegno, mettendo subito sull’avviso i confederali, pronti ad “entrare nel merito”.

Ma per la maggioranza di queste aziende, ed altre ancora ( Same Deutz Fahr, Siac, Promatech   non si può parlare di “deindustrializzazione” e neppure di “disinvestimento”. Né di “crollo dei profitti”.

Infatti, mentre la produzione industriale dell’ultimo trimestre del 2011 vede la provincia di Bergamo calare di un 3,4% sullo stesso indicatore dell’anno prima ( solo Mantova in Lombardia fa peggio con un meno 3,9% ), se raffrontiamo l’entità dell’export del “Made in Bergamo” nei primi nove mesi del 2011 ( dati ISTAT ) troviamo che esso supera i 9 miliardi di euro ( 9.295 ) a fronte di un import attestato a 6.423 miliardi. 

Considerando che la provincia, con 95.987 imprese, è la 14° in Italia per industrializzazione, e ben 5° in graduatoria per export ( preceduta solo da Milano, Torino, Vicenza e Brescia ), il quadro che si delinea è piuttosto variegato. E comunque non riconducibile alle visioni di “miseria di massa” da “crisi irreversibile” così diffuse nei nostri ambienti.

Concentrazione, internazionalizzazione ( non solo di mercato ma anche di produzione ), diversificazione, ma non crollo dei profitti in tutto il settore manifatturiero. Il valore dell’export del 2011 rispetto al 2010 è cresciuto dell’ 8,5% ( circa un miliardo di euro ), riportandosi a poche centinaia di milioni di euro sotto i livelli del 2007…

Se poi disaggreghiamo l’export per destinazione di aree vediamo che il “Made in Bergamo” aumenta di un 9% nel 2011 sul 2010 in Nord America, del 20,1% nell’America Centro- Meridionale, del 17,6% negli “Altri Paesi Europei”, e de l’8,5% nell’Eurozona, che con 6.041 milioni di euro fatturati rimane di gran lunga il primo mercato di sbocco.

 

Al “Kilometro Rosso” di Stezzano, del patron Bombassei, si è costituito un “Consorzio per la Meccatronica Intellimech” che sta spingendo per sviluppare sinergie di elettronica, automazione, robotica, meccanica, in cui un pool di aziende medio-grandi sta fortemente rilanciandosi sui mercati mondiali. Alcuni nomi: Abb, Bianchi Vending, Brembo Freni, Cms, Cosberg, Enginsoft, Fassi Group, Lovato, N&W, Persico, Same Deutz Fahr, Scaglia Indeva, Siad, Tenaris Dalmine… ( in totale circa 13.000 addetti in provincia ). Li chiamano i “resilienti”, cioè quegli imprenditori che stanno inserendosi con accresciuta produttività nelle fasce di mercato che la crisi, invece di smorzare, accelera. Vi entrano dopo “tagli” e “dimagrimenti” che hanno caratterizzato gli ultimi tre anni. E che hanno visto da un lato i governi legiferare duro contro i lavoratori, e dall’altro i sindacati confederali svolgere egregiamente il loro ruolo collaborazionista.

Ora la fase dell’”impatto”, anche mediatico, dei “salassi” occupazionali nei gruppi medio-grandi sembra per il momento accantonata.

 

L’agonia delle chiusure, dei fallimenti, delle dismissioni investe la micro-impresa, l’artigianato ( Bergamo,con 33.859 imprese artigianali, un terzo del totale,  è  quinta  nella graduatoria nazionale ), il commercio. Nell’indifferenza più totale. Al massimo si fanno “petizioni” di carità per elargire casse in deroga, le quali, se e quando vengono pagate, accumulano ritardi scandalosi.

 

Nelle grandi fabbriche Cgil-Cisl-Uil tornano a trattare di accordi aziendali: sempre più in un clima da apartheid e di imposizione parossistica di maggior produttività. Alla Tenaris, la più grande azienda metalmeccanica della provincia, l’azienda è disposta a portare il premio di produttività dagli attuali 1.600 euro a 2.300, in cambio di maggiore flessibilità, del legame salario-presenza, dell’eliminazione delle voci “fisse” esistenti. Essa intende pure concedere una maggiorazione del 15% su indennità legate ai turni, sul lavoro festivo ecc.

Alla prima citata S. Pellegrino, è stato firmato da poco un nuovo integrativo di Gruppo per il triennio 2012/’13/’14 che butterà un premio complessivo medio di 6.450 euro, con un aumento di 900 euro sul vecchio premio 2009/’10/’11 ( vedi “Il Giornale di Bergamo” 15/03/’12 ). Si potenziano un “Welfare aziendale”, il telelavoro, il part-time.

Alla Dhl Aviation di Orio al Serio ( 550 occupati, di cui 480 ad Orio ) si è rinnovato in questi giorni e l’integrativo e il Premio di Risultato. Totale= 1.665 euro. Esso viene esteso ai dipendenti di Ciampino e Malpensa, di Bologna, di Treviso, di Ancona, di Pisa. Ci sono dentro incentivi agli impiegati ed alla presenza. In mancanza di una iniziativa per il recupero salariale generalizzato, molte aziende elargiscono premi e aumenti significativi senza scioperi, ma in cambio di ulteriore flessibilità e produttività, perché hanno margini di profitto consistenti.

Mancando la lotta, gli aumenti sono solo uno strumento per garantire la piena sottomissione dei lavoratori alle esigenze del capitale

 

Nel contempo Bergamo ( dati Cisl ) ha perso in questi ultimi tre anni in via definitiva 3.000 posti di lavoro nella sola industria metalmeccanica, vedendo attualmente 10.750 lavoratori ancora coinvolti tra la varie Casse Integrazioni e la Mobilità…

 

Si va così delineando uno spettro del mercato del lavoro, indirizzato e rafforzato dalla recente manovra del governo Monti, in cui si fa pressione su tutte le componenti ed i segmenti della classe allo scopo di estrarre più massa di plusvalore.

Pressione sugli occupati a tempo “indeterminato”, che tali lo sono meno di prima.

Pressione sui precari, rimasti più di prima in balia dei flussi temporanei di mercato.

Pressione sui disoccupati, disposti a farsi ingaggiare a qualunque prezzo.

I “vecchi” si sentiranno permanentemente sotto ricatto della perdita del posto, anche a livello individuale; ben sapendo che una volta fuori non serviranno certo i pannicelli caldi della “riqualificazione” a garantire loro un bel nulla.

I “giovani” vedranno come un miraggio la possibilità remota di uscire indenni dai tre anni di prova previsti dal Contratto di Apprendistato, dal quale l’azienda potrà tranquillamente recedere.

I migranti si sentiranno ancor di più schiavi dell’arbitrio e delle angherie di padroni e padroncini, col foglio di via sotto ai piedi.

 

Lo spingere sulle nicchie di produttività come unica via per elargire salario, contribuirà sicuramente ad aumentare divisioni e concorrenza tra gli sfruttati. I padroni gongolano. I sindacati asserviti trovano nuove motivazioni per il loro istituzionale collaborazionismo.

 

Per questo occorre costruire un largo fronte proletario di lotta e di opposizione allo sfruttamento e, nello stesso tempo, al capitalismo che lo sostanzia.

Stare nelle lotte che, seppur ancora in modo limitato, si producono. Cercare di alzarne il livello e la continuità; le proporzioni ed il collegamento. Farvi lavoro di massa ed organizzare politicamente i giovani ed i lavoratori più coscienti disposti ad alzare la testa.

LAVORATORI.

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