Tunisia: scontri tra polizia e manifestanti a Sidi Bouzid, città ribelle!

215548_427975603912044_1853119390_nDuri scontri tra polizia e manifestanti nella città madre della rivoluzione in Tunisia. A Sidi Bouzid ancora una volta centinaia di persone si sono radunate questa mattina nei pressi dell’edificio che ospita il governatorato, rappresentante locale del governo guidato dagli islamisti moderati di Ennahdha. Al grido di “dégage” e “il popolo vuole la caduta del regime” la manifestazione era determinata ad entrare nel palazzo dell’istituzione quando alcuni plotoni di polizia si sono schierati poco distanti dal sit-in ed hanno iniziato a sparare lacrimogeni e pallottole di plastica. Si sono contati subito i primi feriti e gli scontri hanno avuto inizio. Testimoni in loco parlano di diversi arresti, e manifestanti inseguiti fin dentro le proprie case dalla polizia che non ha esitato a sfondare porte e terrorizzare madri e bambini. Altri arresti sono stati eseguiti al pronto soccorso colpendo i manifestanti che attendevano le cure mediche per le ferite riportate durante gli incidenti. La maggior parte è riuscita a sfuggire, lasciando però nella mani della polizia quanti non hanno potuto prendere la fuga.

 

La tensione monta in Tunisia dove le manifestazioni, al di là del blackout dei media occidentali, non cessano di moltiplicarsi e di puntare con estrema risolutezza contro il partito islamista al potere e le istituzioni. Dopo le elezioni dello scorso autunno il governo non ha mai mostrato l’interesse e la disponibilità di realizzare parti del programma rivendicato nel processo rivoluzionario del popolo tunisino che ha portato alla destituzione di Ben Ali. Questa nuova borghesia islamista non ne vuole sapere di “lavoro, giustizia sociale, dignità” e mentre per il proprio leader Rached Ghannouchi i media e i sindacati “minacciano l’unità del paese”, il partito continua ad accaparrasi con grande rapacità di tutti i posti di comando e di rilievo nelle istituzioni pubbliche e ai vertici delle imprese. Ennahdha non ha mai mostrato rispetto ma anzi ha continuato ad oltraggiare i ceti popolari e il proletariato giovanile tunisino disconoscendo ogni sua rivendicazione e ogni suo bisogno. Il partito sta andando dritto per la sua strada tentando di far approvare leggi costituzionali “per la complementarietà della donna all’uomo” mentre tra Sidi Bouzid e Gafsa manca l’acqua. Sembra che gli islamisti tunisini sognassero un percorso facile sul modello che ha portato Erdogan a riformare in senso neoliberista – islamista la laica, ma non meno aperta al libero mercato, Turchia d’un tempo. Ma Erdogan non315465_427975973912007_876192068_n ha conquistato il potere appropriandosi di un insurrezione e reagendo con violenza ad un processo rivoluzionario che tenta di farsi largo. E forse la differenza tra la Turchia di Erdogan e la Tunisia di Ennahdha inizia a palesarsi non solo agli occhi della piazza tunisina, ma anche agli occhi di qualche raffinato analista espressione dei ceti cittadini che con una certa laissez faire hanno sostenuto fino ad oggi gli islamisti, le cose iniziano a farsi preoccupanti. Si mormora infatti che i consigli degli esperti turchi all’elites al potere in Tunisia stiano provocando seri problemi al partito più che i vantaggi promessi. D’altronde la foto dei locali del partito saccheggiato giorni fa dai manifestanti a Sidi Bouzid, come fosse la sede del vecchio partito di regime, ha duramente incrinato nel paese la sua immagine. Oggi poi la manifestazione a suon di “dégage” violentemente repressa… Insomma non è un caso se per i prossimi giorni è già stata annunciata una ricca agenda di manifestazioni di contestazione al regime e di solidarietà a Sidi Bouzid, città ribelle.

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