Spezia: MA.RIS. IN LOTTA!

Maris, ultimatum degli <<invisibili>>

A rischio 122 posti: rivolta dell’indotto. Proclamato

di ROBERTA DELLA MAGGESA

LA DIVISA degli ‘invisibili’ è arancione. Uguale per tutti. Perché ai piani bassi non si

fanno distinzioni di incarico e anni di servizio. Ai piani bassi la rabbia è una roba che parte

dalla pancia. E’ trasversale. Non fa sconti a nessuno. Guarda con sospetto a tutto e tutti.

Soprattutto oggi, che ai tanti rospi ingoiati pur di mantenere il posto di lavoro si aggiunge

la preoccupazione che i mali dell’«azienda madre» alla fine ricadano sull’anello più debole

della catena, quello che si spezza nel silenzio e senza garanzie di sorta. Ieri mattina

all’Avis del Favaro si è volta l’assemblea generale dei dipendenti della cooperativa Maris,

realtà che, con i suoi 3 milioni e mezzo di servizi in appalto, rischia più di ogni altra di

essere travolta dallo tsunami di via Picco.

LA SALA era gremita come in poche altre occasioni: almeno 120 i partecipanti. All’ordine

giovedì 25 ottobre 2012

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del giorno della riunione, convocata dai segretari di categoria di Cgil, Cisl e Uil c’era

infatti l’illustrazione delle conseguenze, finanziarie e occupazionali, che il piano di

ristrutturazione del debito Acam potrebbe avere per il sistema dell’indotto. E al termine

dell’assemblea la gente della coop ha votato all’unanimità un pacchetto di iniziative che in

parte si sovrappongono a quelle messe in campo dai dipendenti di via Picco. Il tutto con

l’intento di sottolineare gli spazi comuni di protesta e mobilitazione. Lunedì gli addetti

della cooperativa parteciperanno in massa alla manifestazione organizzata in

concomitanza con lo sciopero dei lavoratori della multiservizi. Venerdì 2 novembre

interverranno, insieme ai colleghi di Acam, al consiglio straordinario del Comune della

Spezia. Mentre lunedì 5 novembre a scioperare saranno proprio i dipendenti della Maris,

122 dei quali impiegati soltanto per gli appalti di via Picco. «Abbiamo voluto convocare

questa assemblea — spiega Gianni Cargiolli della Cgil — per fare il punto della situazione

e per illustrare i rischi che la cooperativa corre. Il primo è di carattere finanziario, ed è

legato alla possibilità di non riscuotere i crediti che vanta nei confronti di Acam».

CREDITI che, stando alla documentazione prodotta in sede di presentazione al Tribunale

dell’istanza di ristrutturazione del debito, ammontano a circa 2,7 milioni di euro. Un

problema, quello della copertura finanziaria, che coinvolge anche altre realtà dell’indotto,

come la ditta Ferdeghini, che si occupa di trasporto e smaltimento dei rifiuti: la società

deve ancora riscuotere circa 700mila euro e, secondo quanto riferito dai sindacalisti,

avrebbe avviato le procedure di mobilità per 3 dei 18 dipendenti. O la cooperativa Cis, che

per lo spazzamento (servizio dismesso a febbraio di quest’anno), deve ancora incassare

70mila euro. Ma il nodo più importante da sciogliere è ovviamente quello occupazionale.

«Nel piano di ristrutturazione di Acam — spiega Marco Furletti della Uil — è prevista

l’internalizzazione di alcuni servizi, tra cui lo spazzamento dei comuni della Spezia,

Sarzana e Lerici per complessivi 890mila euro, e la raccolta degli ingombranti per altri

400mila euro. Acam ha usato per anni la Maris come un bancomat e adesso la cooperativa,

insieme ad altre realtà dell’indotto, rischia di essere scaricata, con conseguenze pesanti sul

piano occupazionale. Le iniziative di mobilitazione sono finalizzate a questo: a lanciare un

appello nei confronti dell’azienda, dei comuni soci e della politica, affinché siano trovate

soluzioni che garantiscano i posti di lavoro e insieme le specificità di una dimensione

occupazionale che conta numerosi soggetti svantaggiati». Anche Mirco Talamone della

Cisl chiama le istituzioni a un atto di responsabilità: «In gioco ci sono 122 posti di lavoro.

In questa fase particolarmente delicata della trattativa sindacale, il rischio è che gli

operatori dell’indotto si sentano marginalizzati. E’ giusto invece che anche loro abbiano

voce in capitolo. Per questo nel corso dell’assemblea è maturata la proposta di una

mobilitazione congiunta in occasione dello sciopero di lunedì prossimo. C’è bisogno di un

segnale forte di unità. Continuare a portare avanti vertenze separate indebolisce la causa

di tutti i lavoratori, quelli diretti e quelli indiretti».

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IL DIBATTITO LA PROPOSTA DI SEL PER EVITARE LA CESSIONE DI GAS E CLIENTI

‘Alternative alla vendita’

«UNA soluzione economicamente equivalente e alternativa alla cessione di Gas e Clienti».

A firmare l’appello sul caso Acam è il commissario di Sel Stefano Quaranta, che individua

alcune azioni strategiche da mettere subito in campo. «In primo luogo — chiarisce

Quaranta — la dirigenza aziendale dovrebbe predisporre un piano di riorganizzazione che

ricollochi i lavoratori in esubero verso servizi in evidente carenza di personale. Occorre

poi un piano industriale propriamente detto, soprattutto per la gestione del ciclo dei

rifiuti: senza l’individuazione, definitiva e certa, di una discarica di servizio, qualunque

prospettiva appare velleitaria. Infine è indispensabile che sia rapidamente concluso l’iter

della legge regionale di regolamentazione degli Ambiti territoriali ottimali: la proposta di

legge — spiega il commissario di Sel — è da mesi ferma nella commissione competente,

probabilmente per la difficoltà di procedere a un riassetto degli ambiti, attualmente

coincidenti con il territorio di ciascuna delle quattro province liguri. Bisogna riprendere la

discussione e procedere a una riduzione del numero degli ambiti: la dimensione

provinciale è troppo limitata e non consente l’attivazione delle necessarie economie di

scala e l’ottimale sfruttamento degli impianti. Oltretutto ricorda Quaranta Spezia è l’unica

provincia ligure che possiede impianti, per il compostaggio e la produzione di cdr». «In

altre parole — conclude il commissario di Sel — occorre costruire un’unità di azione tra

Comuni, Regione, azienda e sindacati che persegua efficienza dei servizi, futuro e

occupazione. Se questo avverrà si potrà cercare di individuare nell’anno a disposizione

una soluzione economicamente equivalente e alternativa alla cessione di Gas e Clienti.

Senza queste premesse la cessione delle due società sarebbe solo la ripetizione degli errori

del passato».

MANGINA, SI VA AVANTI

UN ALTRO passo in avanti verso l’obiettivo della discarica di servizio. Ieri pomeriggio in

Prefettura si è tenuto il tavolo tecnico per l’illustrazione del piano di prefattibilità

confezionato dall’azienda di via Picco e dedicato all’ipotesi di realizzare il sito per il

conferimento della frazione organica stabilizzata (nella foto l’impianto di Saliceti) a

Mangina di Borghetto Vara. Uno scenario che ormai è molto più che ipotetico. Nel corso

dell’incontro di ieri, al quale hanno preso parte tecnici di Acam ma anche personale del

Comune di Borghetto, si sono cominciate a individuare punto per punto le analisi che

devono essere fatte in attesa di avviare la fase di progettazione vera e propria. Si è

accennato anche ai passaggi salienti della valutazione di impatto ambientale che dovrà

essere fatta per ‘sdoganare’ il progetto e che dovrà interessare, oltre ai Comune di

Borghetto, le amministrazioni di Carrodano e Sesta Godano, che sono quelle che si trovano

nella più immediata vicinanza. Il tavolo è stato poi aggiornato a data da definirsi. Nessuna

ipotesi è emersa al momento per quanto riguarda l’impegno di spesa che la realizzazione

della discarica comporterebbe.

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Siamo stufi di pagare il prezzo più caro. Lotteremo coi denti

CAMPARE con 900 euro al mese, Con uno stipendio che, per conti aperti tra il

committente e la cooperativa, da mesi arriva sistematicamente in ritardo. E adesso

convivere con il rischio concreto di perdere il posto, e con un senso di «competizione» che

chiude la bocca dello stomaco e che manda in soffitta ogni proposito di solidarietà tra

lavoratori: quelli dell’«azienda madre» e quelli dei pianeti satellite che le ruotano attorno.

Le ansie della Maris sono tutte lì, riassunte nelle parole sconsolate dei operatori che ieri

mattina hanno preso parte all’assemblea del personale convocato nella sala riunioni

dell’Avis. Tra loro Laura Cortopassi, 42 anni, alle dipendenze della coop di via Tommaseo

dal 2006. «La situazione oggi è drammatica — sostiene Laura —. Siamo stanchi di pagare

sulla nostra pelle il prezzo dei problemi di Acam. Viviamo con uno stipendio di 900 euro e

molti di noi alle spalle hanno situazioni di difficile inserimento sociale. In questi anni

abbiamo accettato tutto, coprendo servizi fondamentali per la città, dallo spazzamento

manuale alla raccolta degli ingombranti, alla rimozione della neve dalle strade, al porta a

porta. Difenderemo il posto di lavoro con le unghie e con i denti». «La situazione di via

Picco — aggiunge preoccupato, Gianluca Lazzarotti, 45 anni, da 7 in Maris — è nota da

tempo. Finora abbiamo garantito i servizi affidati alla cooperativa con professionalità e

non ci siamo mai tirati indietro. Ma siamo stanchi di tirarci giù le braghe. I sindacati

avrebbero dovuto organizzare questa assemblea tempo fa. E’ inutile chiudere il recinto

quando i buoi sono scappati». «In città tutti parlano di Acam — si sfoda Giampaolo Milia

— e nessuna si preoccupa di noi, che a partire dal prossimo gennaio rischiamo di perdere

il 30% dell’appalto. Anche sugli stipendi è ora di farla finita con i pagamenti ritardati.

L’azienda committente si assuma le proprie responsabilità». E Mauro Chiappini rincara la

dose: «A partire dal mese prossimo le buste paga saranno ulteriormente alleggerite, perché

all’appello verranno a mancare i 65 euro che venivano corrisposti per l’adeguamento al

contratto nazionale. I vertici della cooperativa hanno parlato chiaro: mancano i soldi e

l’intenzione è quella di privarci di questa voce. Ma questa volta dovranno fare i con la

nostra protesta».

CENTRO DI DOCUMENTAZIONE PROLETARIA

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