2013: Questo mondo non ci piace e ci sta stretto

Questo mondo non ci piace, e ci sta’ stretto. A difenderlo, a riformarlo, ad abbellirlo, a diffonderlo, a tentare di renderlo eterno ci pensa il capitale, la sua borghesia, le sue religioni.

Il caleidoscopio elettorale moltiplica i suoi colori.  Su tutti, domina, decide, vincola ed impone l’azzurro europeo, cabina di regia per ogni governo nazionale.
L’offerta politica stinge dal presidenzial-Montiano tricolore di stato alle varie declinazione del rosso parastato, dal bianco fiore exscudocrociato al verde riciclato all’arancione magistrato, al nero prezzolato.
Il passaggio alla terza repubblica della sobria obbedienza europea ritarda i tempi della mancata affermazione di un vero bipolarismo, scatenando liste ed appetiti parlamentari alla ricerca della poltrona perduta o agognata.
E cosi’, mentre gli effetti della crisi mordono le carni del proletariato, si gioca la carta della lunga campagna elettorale condita di false “novità”, di solite promesse e dei rimandi già visti, nel tentativo bipartisan di arginare la protesta astensionista. La italica politichetta prova a far scordare scandali e tangenti mentre il mondo bolle, inseguendo la sua “pacifica” guerra mondiale economica, commerciale e finanziaria.

E’ la terza guerra mondiale capitalistica, fatta fare con le armi e per procura nelle aree decentrate ( ma di strategico interesse ) del pianeta, combattuta nella battaglia tra colossi industriali e del credito sul resto del mercato mondiale.
La sola costante è che a pagare è il proletariato, arruolato e massacrato su tutti fronti, o democraticamente sfruttato in tutte le officine del mondo. L’altra costante è che, a parte le nascenti lotte dell’est e le imponenti sollevazioni nel mondo arabo, il proletariato subisce in silenzio, orfano dell’internazionalismo e disarmato da ogni organizzazione di classe.
Anche nell’ Europa della crisi del debito la nostra classe non è riuscita a produrre una risposta adeguata al livello dell’attacco finale sferrato dalla borghesia nel tentativo di superare la propria crisi scaricandone gli effetti sugli sfruttati.
Tentativo in gran parte riuscito, purtroppo, nonostante le litanie di chi a chiacchiere “non vuole pagare debito e crisi”, e nonostante gli eroici tentativi di rivolta occasionale di settori precari e giovanili in Grecia, in Spagna, ed anche in Italia.
In Italia, in particolare, prosegue il lungo ciclo del profondo riflusso, rotto da episodiche, frammentate e scoordinate reazioni di classe spesso tese ad un autolesionismo operaio che nella spettacolarizzazione sostituisce forma e sostanza della lotta.
D’altra parte, la storia e la tradizione oscillante tra massimalismo e opportunismo della politica e dei partiti di “sinistra” italiana non poteva produrre altro. All’integrazione statuale del sindacalismo confederale corrisponde l’ormai storica ed assodata inadeguatezza del sindacalismo autonomo e di base, pari solo alla sua irrisolvibile rissosità interna.

A questo sconsolante panorama aggiungiamo la crosta rugginosa di un movimentismo diviso tra la pletora degli inutili partitini comunisti precotti ed in vena di esplorazioni elettorali “alternative”, e la vecchia canzone “autoorganizzata” sull’eterno “rilancio delle lotte” tanto volontaristico quanto virtuale. Certo, una situazione sconfortante, ma non insuperabile. Il tempo, e la crisi, lavorano per noi!
La scarnificazione sociale scopre i nervi della crisi, consegnandoci una realtà senza mediazioni, piu’ visibile e chiara agli occhi del proletariato.
Gli strumenti della delega e della democrazia risultano logori ed inservibili.
La stessa chimera elettorale ammalia sempre meno, nonostante l’opera infame dei recuperatori di sistema.
Negli ultimi anni, dentro le lotte nella crisi e nel ciclo della ristrutturazione, sta emergendo una nuova leva operaia contaminata da lavoratori migranti, precaria e senza nulla da perdere, cosi’ come si è approfondita la riflessione e la voglia di “riprovarci” di numerose avanguardie operaie dei cicli di lotta passati.
E’ questa l’ossatura del “partito informale” in costituzione, che non si accontenta del mugugno isolato, dell’azione spettacolare, della protesta astensionista contro la casta. Bisogna andare oltre il consentito, oltre il compatibile.
Alla maturità storica della società senza classi, della possibile comunanza dei mezzi di produzione e dei beni di consumo, va fatta corrispondere la maturità politica del processo aggregativo di classe, di riconoscimento di classe in se e per se, di costituzione organizzativa stabile delle avanguardie operaie sul terreno del potere.
L’avvio di una tendenza organizzata separata e distinta da quelle di tutte le altre classi, rivoluzionaria ed antiparlamentare, è all’ordine del giorno, ed all’ordine del nostro impegno quotidiano.

Autonomia Spezzina – Combat – Comunisti per l’organizzazione di classe     5.1.’12

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