Polizia Violenta I Banditi non stanno a guardare

Polizia Violenta I Banditi non stanno a guardare

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[scarica il dossier a fondo articolo] “… scenario di sangue e concitazione. Macchine di polizia e carabinieri ostruiscono le strade strette, il traffico è in tilt, le ambulanze ritardano. I minuti passano atroci, portano via Dax, che lascia sull’asfalto una pozzanghera scura e densa. L’ambulanza di Alex rimane bloccata, i lettighieri scendono e corrono verso di lui, sdraiato a terra e ormai incoscente. Arriva una camionetta di celere scendono con caschi e manganelli, li respingiamo con la forza delle nostre grida. Ci muoviamo, prendiamo le macchine, tutti diretti all’ospedale San Paolo, dove hanno portato Dax. Il pronto soccorso è già presidiato da alcuni mezzi di polizia e carabinieri. Una ventina di compagni si raduna all’interno aspettando notizie. Quando il medico comunica loro la morte di Dax, esplodono rabbia, dolore e disperazione: “Quei bastardi lo hanno assassinato”. Nel frattempo si moltiplica, dentro e fuori al pronto soccorso, la presenza di forze dell’ordine. La tensione è altissima. Gli sbirri iniziano subito a provocare, insultando Dax (“uno di meno”) e le compagne e i compagni presenti. E’ scontro. Nessuno ha intenzione di subire passivamente le provocazioni. I reparti antisommossa, già schierati da tempo, percorrono rapidamente il vialetto che porta all’ingresso del pronto soccorso e si scatenano brutali cariche dentro e fuori la struttura. Sono lunghi minuti di pura violenza poliziesca, durante i quali gli agenti, con manganelli, calci, pugni e mazze da baseball, si accaniscono sui compagni, spaccando teste, nasi, denti, braccia. Pestaggi, compagni immobilizzati a terra, ammanettati, san- guinanti: il pronto soccorso viene occupato e chiuso dalla forze dell’ordine. I medici e gli infermieri si mobilitano per soccorrere i feriti, increduli e attoniti di fronte alla ferocia dei “tutori dell’ordine”. L’obiettivo è chiaro: reprimere preventivamente le possibili risposte collettive all’omicidio fascista. 16 marzo 2003, la Notte Nera di Milano: i fatti dell’ospedale San Paolo saranno la nostra Diaz. I giorni successivi si mette in moto la macchina della disinformazione. Questura e gior- nalisti tentano di ridurre i fatti a una banale ‘rissa tra balordi’, nascondendo la matrice politica dell’accaduto. Per legittimare le brutalità poliziesche avvenute dentro al pronto soccorso il questore di allora, Vincenzo Boncoraglio, dichiara che gli agenti erano stati costretti a intervenire per impedire “che i giovani portassero via la salma dell’amico”. Fin da subito è stato necessario difendere e riaffermare la verità di fronte a un’infa- mante opera di disinformazione: lui un balordo e i suoi compagni dei pazzi trafugatori di salme. Menzogne volte a demonizzare Dax e i suoi compagni, a rendere più accettabile l’omicidio e la violenza poliziesca. Nonostante la presenza di prove evidenti, come filmati amatoriali che hanno ripreso i pestaggi indiscriminati e le tante testimonianze rilasciate dal personale medico sa- nitario, il processo per i fatti del San Paolo si concluderà nel 2009 con la piena assoluzione di polizia e carabinieri e le condanne a un anno e otto mesi per due compagni, accusati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Alla condanna penale si sommerà una multa per un totale di 130.000 euro, tra spese processuali e risarcimenti, un vero e proprio ergastolo pecuniario. Nel 2011 comincerà il pignoramento di un quinto dello stipendio, tutt’ora in corso, ai danni di uno dei condannati e di conseguenza a carico anche dei suoi figli, essendo una multa che verrà ereditata. Come a Genova: massacro, menzogne, condanne …” Questo lavoro è il risultato del confronto e della collaborazione tra il Mutuo Soccorso Bandito e i Compagni e le Compagne di Dax, avviato in occasione del decimo anniver- sario di Davide “Dax” Cesare, ucciso perché militante antifascista a Milano il 16 marzo 2003. Ricordare è necessario per riaffermare la verità su quella notte. La nostra è una storia scritta con il sangue che nessuna ricostruzione giuridica e mediatica di comodo potrà mai cancellare. A dieci anni non ci siamo stancati di raccontare i fatti, ma la memoria, per essere viva, deve declinarsi al presente. Per questo, partendo dai fatti del San Paolo, abbiamo analizzato l’attualità del tema della brutalità poliziesca e della repressio- ne. Il decimo anniversario è diventato così un’occasione per realizzare dei lavori utili lla lettura del presente e alla strutturazione di lotte future. “Polizia Violenta” è un dossier diviso in due parti.
La prima, “Collezione autunno inverno 2012. 100% di scontri”, raccoglie la cronologia degli episodi di violenza poli- ziesca nelle strade, da settembre a dicembre 2012.
La seconda “Repressi? Prevenire è meglio che curare. Usa precauzioni!” vuole invece aprire una riflessione sul come tutelarsi e ostacolare l’azione repressiva. Nella cronologia emerge come le forze dell’ordine stiano distribuendo manganellate a chi osa dissentire, opporsi o protestare. Lo Stato, sempre più frequentemente, eser- cita il monopolio della violenza “legale” per gestire le questioni sociali. Come ci ha ricordato il ministro dell’Istruzione Profumo in seguito agli scontri con gli studenti del 5 ottobre, è la politica del bastone e della carota “il paese va allenato (…) dobbiamo usare un po’ di bastone e un po’ di carota e qualche volta dobbiamo utilizzare un po’ di più il bastone e un po’ meno la carota.”
Sembra che di carote ce ne siano sempre di meno e di bastone sempre di più. I problemi sociali, come la casa, il lavoro, la scuola, sono gestiti come questioni di ordine pubblico. Si picchiano e criminalizzano studenti, lavoratori, sfrattati, disoccupati che legittimamente protestano contro i tagli a scuola, sanità, la riforma pensionistica, lo smantellamento dei residui di welfare, la precarietà delle condizioni di vita e di lavoro, le privatizzazioni, i licenziamenti che, con l’esaurirsi degli ammortizzatori sociali, quali cassa integrazione e mobilità, stanno creando mi- gliaia di famiglie senza reddito.
Gli sviluppi attuali del capitalismo neoliberista mettono al centro la crisi come modello di accumulazione, con alta disoccupazione, bassi salari, esclusione sociale, speculazione finanziaria ed economica. I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più numerosi. In questo quadro non possono essere tollerate forme d’insubordinazione e opposizione, lo Stato mostra i muscoli e manda i suoi servi, polizia e carabinieri, a fare il lavoro sporco.
Deve intervenire la “politica del manganello”, come strategia di governo della “crisi”. Allo scontro in piazza segue l’azione criminale della magistratura che, con denunce, arresti, limitazioni delle libertà personali, cerca di punire e soffocare i movimenti di opposizione sociale, con gravi conseguenze anche a lungo termine, come nel caso delle condanne per Genova 2001. Una punizione esemplare, con pene fino a 15 anni per dieci compagni e compagne, che rappresenta da un lato un attacco a tutti coloro che nel 2001 erano nelle strade di Genova, dall’altro un monito a chi ancora oggi non si arrende e continua a lottare contro questo modello economico e sociale.
Non stupisce quindi che la stessa accusa di “devastazione e saccheggio”, un reato di guerra che prevede pene dagli 8 ai 15 anni, sia stata utilizzata per colpire i partecipanti alla manifestazione del 15 ottobre del 2011 a Roma. Un dispositivo giuridico inaugurato proprio a Milano, per i fatti dell’11 marzo 2006, e che trova la sua origine nel codice Rocco del ventennio fascista, definito dal ministro della Giustizia Paola Severino un codice dal valore insuperato. Il ruolo della magistratura si pone in continuità con quello delle forze dell’ordine, indagando, aprendo numerosi processi, distribuendo condanne e denunce a quelli che osano alzare la testa e decidono di non stare a guardare. Scegliere di dare battaglia, significa mettere a rischio la propria vita e la propria libertà. Un rischio al quale non possiamo sottrarci, perché combattiamo per conquistare una libertà molto più grande, perché non vogliamo rassegnarci e accettare questo sistema di produzione e consumo. La libertà che ci offrono è la libertà di chi se la può comprare o di chi subisce, ha paura e rimane docile. Abbiamo scelto di ribellarci a questo regime di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura, assumendo come prioritario il concetto di legittimità, piuttosto che quello di “legalità”, dietro al quale si celano gli interessi di chi gestisce la ricchezza. Perché una legge possa essere definita legittima infatti non basta che sia sancita da un gover- no e scritta su un codice, deve rispondere al valore della giustizia. Come ha dichiarato Aldo Giannulli docente dell’Università Statale, “siamo in presenza di leggi che tutelano il privilegio più che il diritto”. La libertà non si paga si strappa, per esempio: “lo sciope- ro è stato a lungo un reato ma, se non ci fossero state quelle azioni illegali lo sarebbe ancora oggi”. Oggi, dopo la stagione settembre-dicembre 2012, lo stato continua a reprimere i nuovi banditi, affilando le sue armi. L’attuale ministro dell’Interno Cancellieri minaccia di denunciare chi indossa il casco in corteo, progetta il Daspo, provvedimento che nel caso dello stadio di fatto ha represso e soffocato un movimento giovanile come quello degl Ultras. Altra proposta del governo Monti “l’arresto in differito” ( già in vigore per lo stadio ) che in pratica consente l’arresto fino a 48 ore dagli scontri sulla base di immagini e riconoscimenti da parte della polizia. Concetto che viene ribadito da Nicola Tanzi segretario generale del Sap chiedendo l’arresto differito però senza limiti temporali, quindi senza una scadenza di tempo come attualmente succede, perché come da lui affermato “Le tensioni sociali, purtroppo, sono destinate a continuare e ad accrescersi”; quindi sulla base del concetto vigente, l’unica soluzione a un problema sociale è la polizia. Della stessa linea di pensiero è il questore di Torino, Faraoni, che nel discorso di fine anno da i numeri “Nell’ anno 2012 Poliziotti, carabinieri e finanzieri schierati sono stati complessivamente 160.847 di cui 129.952 per la Tav”. Anche in questo caso la risposta del governo a una problematica nazionale come quella dell’Alta Velocità è una sola: più Polizia! Il controllo e la repressione si fanno sempre più pervasivi, anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie. Questo lavoro vuole contribuire alla conoscenza dei loro dispositivi, vuole trasmettere un sapere e un’esperienza per provare a schivare i colpi della re- pressione e a uscire dalle maglie del controllo. Perchè è necessario lottare in maniera consapevole e responsabile, autotutelandosi e autodifendendosi. La repressione è una cosa seria, ma questo lavoro ha in alcune sue parti un tono ironi- co. Perché non vogliamo farci svilire, non vogliamo perdere entusiasmo, non vogliamo arrenderci. Il sorriso ci accompagna nella lotta. Ringraziamo tutti coloro che hanno animato la stagione autunno/inverno 2012, chi è complice e solidale, gli avvocati, Senza Censura, l’osservatorio sulla repressione, la rete evasioni. Un particolare elogio va al gruppo hacktivista Anonymous che in ottobre ha violato il server della Polizia di Stato, sottraendo e pubblicando dati riservati. 1, 35 Giga di file. Riportiamo uno stralcio del comunicato di Anonymous che rivendica questa straordi- naria azione: Da settimane ci divertiamo a curiosare nei vostri server, nelle vostre e-mail, i vostri portali, documenti, verbali e molto altro. Siamo in possesso di una notevole mole di materiale: ad esempio documenti sui sistemi di intercettazioni, tabulati, microspie di ultima generazione, attività sotto copertura; file riguardanti i Notav e i dissidenti; varie circolari ma anche numerose mail, alcune delle quali dimostrano la vostra disonestà (ad esempio una comunicazione in cui vi viene spiegato come appropriarvi dell’arma sequestrata ad un uomo straniero senza incorrere nel reato di ricettazione)”.
Polizia Violenta I Banditi non stanno a guardare.
Scarica e Diffondi! — m.s.b —
http://daxvive.info/polizia-violenta/
oppure nel form di lato al sito (box/antifascismo
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