[Napoli] Bagnoli e la zona Flegrea: Area di Interesse per i padroni, spazi necessari per i proletari

Bagnoli e la zona Flegrea: Area di Interesse per i padroni, spazi necessari per i proletari

La zona flegrea (Bagnoli in particolare) ha attraversato una trasformazione politica e del tessuto sociale che ha inciso radicalmente sulle condizioni di vita e lavoro dei settori popolari. Cambiamento che ha rappresentato la cancellazione di quell’esperienza caratterizzata dal protagonismo e della partecipazione politica della classe operaia dell’area del comparto industriale.

Dopo le dismissioni della fabbrica tutte le amministrazioni e politicanti di turno hanno sbandierato la Bagnoli del Futuro, che doveva prevedere riqualificazione, lavoro, servizi sociali, case popolari. Dai 15.000 posti di lavoro alla bonifica, nulla di tutto quello che è stato promesso si è realizzato.

Il rilancio ambientale, economico ed occupazionale non c’è stato ed è evidente come questo territorio  rappresenti in generale il fallimento di questo modello di sviluppo capitalistico, all’interno del quale è presente l’azione di una sinistra istituzionale, la cui internità in questi progetti è stata dimostrata in generale anche in Campania, dove i governi di centro sinistra hanno aperto le porte ai vari poteri forti per favorire e assecondare la costruzione dei più sgangherati comitati d’affari, rappresentati in pieno per esempio nella vicenda rifiuti.

In tutto questo è da rilevare la totale assenza, se non negli ultimissimi anni con la nascita di Iskra, di un area di compagni che si ponesse il problema di analizzare tali trasformazioni da comunisti e da tali dotarsi di strumenti necessari per la creazione di momenti di aggregazione, discussione, dibattito e ovviamente di lotta e agitazione.

Dinanzi ad una vera e propria diaspora di molti compagni abbiamo sentito la necessità di avviare un percorso che riuscisse a riprendesse i contatti con chi dinanzi agli schizofrenici quanto inefficienti tempi dei “movimenti” hanno preferito in questi periodi rimanere a “casa” e con i tanti che invece si sono fatti trasportare dal movimentismo senza un percorso politico organizzato e lucido.

Ma è quasi inutile dire come anche le dinamiche e problematiche sopra citate non sono legate ad una logica prettamente territoriale ed investono discussioni di ampio respiro, nazionali ed internazionali.

L’idea di base è quella di creare un momento di discussione e di analisi tra una serie di compagni della zona flegrea sull’attuale fase di crisi del capitalismo necessario per interpretare le trasformazioni del capitalismo e di conseguenza di comprendere le nuove forme di organizzazione che la classe deve darsi, organizzazione che dovrebbe fungere per incidere realmente nella trasformazione dello stato attuale di cose presenti.

Un momento di confronto, dibattito, analisi sulla fase attuale in cui si manifestano gli stessi limiti e le stesse contraddizioni sistemiche del capitale: il lavoro salariato, l’appropriazione indebita e privata della ricchezza prodotta, l’obiettivo della produzione orientato verso il profitto e non il soddisfacimento dei bisogni essenziali e sociali.

Il capitale stesso tende a superare barriere e “pregiudizi nazionali” pur nella ricerca cieca e miope del profitto, è proprio la spasmodica ricerca di profitto che orienta tutta la produzione che crea il grossolano paradosso attraverso il quale si può avere una sovrapproduzione di merci parallelamente alla insoddisfazione di molti bisogni sociali.

Ma è vero che molte nostre categorie, dalla definizione di proletariato e quindi di lotta di classe, dovrebbero essere riviste in base alle nuove trasformazioni del capitalismo: l’ampliamento di scala della produzione e la riduzione dei costi unitari dovuti al commercio estero, l’esistenza di un’enorme esercito industriale di riserva (disoccupati) in paesi emergenti dovuto alla sovrappopolazione relativa, che comporta i famosi processi di delocalizzazione industriale verso i paesi di nuova industrializzazione, l’aumento del grado di sfruttamento del lavoro (esempi lampanti sono gli accordi firmati da Marchionne e i suoi servi come quelli più lontani in Germania del 2004 dove i sindacati IG-Metall insieme con l’azienda Siemens prevedevano l’aumento dell’orario di lavoro settimanale a parità di redistribuzione) sono fattori di contro – tendenza che evitano il crollo del sistema, le cui contraddizioni si manifestano come un calo “tendenziale” del saggio di profitto.

Anche la compressione dei salari al di sotto del loro valore insieme alla ricerca del capitale stesso di sfruttare i saggi di profitto più elevati che possono offrire le “colonie” dove vi è un maggior sfruttamento della forza – lavoro e la “colonizzazione di ogni ambito dell’esistenza del capitale” (privatizzando e commercializzando anche i cosiddetti beni comuni, come l’acqua) sono fattori evidenti che evitano il crollo immediato di questo sistema economico.

Tutte queste trasformazioni dello stesso capitalismo pongono all’ordine del giorno una discussione seria che rimetta al centro la ridefinizione di tutte le nostre categorie politiche che evidentemente, se non aggiornate, rischiano di non essere più capaci di interpretare una realtà che è mutata. In poche parole adeguare la teoria alla realtà e non viceversa.

Nel contesto italiano con l’acuirsi della crisi la stessa borghesia ha dovuto tagliare anche quei piccoli spazi istituzionali che in momenti di maggior “pace sociale” aveva concesso la partecipazione della “sinistra radicale” appunto nelle istituzioni, scelta ovviamente in funzione di aumentare il proprio consenso popolare e di “calmare” il conflitto sociale.

Da un altro lato la stessa “sinistra”, a causa della distruzione del welfare, conseguenza dei tagli e finanziarie lacrime e sangue, non ha potuto neanche più utilizzare le sue briciole di assistenzialismo, dato che  la crisi del capitale non offre nessun spazio quindi neanche a coloro che proclamano un “sano riformismo”, riconfermando la nostra tesi della necessità oggettiva della trasformazione totale e radicale dello stato attuale di cose presenti.

A fare da cornice vi è la silenziosa e finta opposizione istituzionale ad un governo Berlusconi, rappresentata dal PD, alla quale cerca disperatamente di aggrapparsi quella oramai extra – parlamentare (RfC e SeL). Questa “opposizione” che era lo stesso governo varante le leggi di precarizzazione del lavoro (pacchetto Treu), le peggiori leggi antiproletarie, le missioni di guerra ed il processo di privatizzazione di sanità, scuola ed altri enti pubblici.  (alcuni dei motivi che hanno aumentato esponenzialmente il distacco verso la casta dei politici e le istituzioni rappresentative.)

La mancanza di un’organizzazione autonoma di classe ha portato un enorme disorientamento nella classe, che si illude di poter migliorare la propria condizione sociale affidandosi alla magistratura e nell’esercito permanente. Tutti personaggi con i quali la classe ha sempre avuto niente a che spartire, né da guadagnare e tutto da perdere.

L’illusione dei vari grillismo, savianismo e del giustizialismo si somma all’illusione che ancora molti hanno di organizzazioni sedicenti comuniste che hanno abbandonato qualsiasi prospettiva rivoluzionaria da tempo

Decenni di concertazione, disgregazione sociale, frammentazione della classe, veleni razzisti-leghisti, schiavi e servi “teorici” della fine della lotta di classe, tradimenti dei partiti sedicenti comunisti, non hanno eliminato la consapevolezza della contraddizione tra i propri interessi e i progetti padronali, la “produttività” e la ricerca del profitto.

Per il momento i padroni sono contro gli operai, ma questi non si sono organizzati contro i padroni, ma chi crede nella fine della lotta di classe, senza aver prima eliminato la classe dominante, vuole abbandonare per sempre nello sfruttamento, nella precarietà, nel servilismo la classe dominata.

La mancanza del senso di appartenenza alla stessa condizione economico – sociale da parte del proletariato, parallelamente allo stato di estrema frammentazione dei comunisti, la non omogeneità delle lotte, affiancati ai continui attacchi repressivi padronali e l’oggettiva inutilità di portare avanti unicamente ed esclusivamente a riccio vertenze territoriali, rende necessario ricostruire a livello nazionale una discussione che superi tatticismi e le logiche localistiche e movimentiste, causa principale della diaspora di molti compagni.

Questo percorso nascerebbe in un quartiere che offre molti elementi dove poter dire la propria : a Bagnoli basta fare l’esempio della sottrazione alla fruizione pubblica delle spiagge di Coroglio e la consistente speculazione che caratterizza il mercato edilizio flegreo, causa di un’enorme emigrazione delle famiglie storiche proletarie del quartiere, per denunciare le politiche di saccheggio e devastazione dei nostri territori.

Speculazione edilizia, Bagnoli Futura, PortoCanale, WaterFront, Forum2013, tutta la questione della bonifica delle aree ex-industriali, l’emergenza abitativa, l’emergenza sfratti, l’esponenziale aumento dei fitti, la disoccupazione dilagante, soprattutto giovanile.

Insomma molti temi e problematiche sulle quali i comunisti dovrebbero esprimersi, oltre che denunciando la continuità di interessi tra centro-destra e centro-sinistra, proponendo alternative serie e reali: censimento case sfitte e declinarle per uso sociale, realizzazione di un vero progetto di edilizia economica popolare, denuncia dell’insufficienza del piano urbanistico esecutivo che prevede numeri insufficienti di edifici per alloggio popolare, blocco immediato di tutti gli sfratti e del fenomeno degli aumenti dei fitti, riutilizzo sociale degli spazi esistenti ed inutilizzati nel quartiere per una gestione cittadina trasparente tramite comitati cittadini o cooperative di lavoratori-disoccupati, recupero di tutte le aree e strutture abbandonate dall’ingiuria delle istituzioni, reale informazione per i lavoratori della zona che vivono e abitano il quartiere ecc…

LABORATORIO POLITICO ISKRA

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