Padova-Le lotte non si processano!

Le lotte non si processano!

Occupare è giusto, resistere è necessario!

Ingente dispiegamento di forze dell’ordine, ruspe, macerie e denunce.
Questa è la reazione che negli anni, la giunta comunale del Partito Democratico di Zanonato ha tenuto contro chi ha scelto di stare al di fuori delle logiche istituzionali e commerciali, portando avanti la pratica dell’occupazione di edifici pubblici abbandonati. L’esperienza del Centro Popolare Occupato Gramigna continua da più di vent’anni, durante i quali sono stati aperti numerosi spazi di resistenza e di autorganizzazione della lotta, avviando, con giovani e meno giovani, studenti e lavoratori, percorsi e attività politiche, culturali, artistiche e musicali, opponendosi alla mercificazione dilagante. Con il passare degli anni la risposta delle varie giunte comunali che si sono succedute, sia di destra che di “sinistra”, è stata sempre e soltanto la repressione!

20 marzo 2011: dopo cinque mesi di occupazione e resistenza attiva, la giunta Zanonato sgombera il C.P.O. Gramigna nel quartiere di Torre. Lo stabile, l’ex scuola Zanella-Davila abbandonata da anni ma con all’interno centinaia di sedie e banchi nuovi, insieme a molto altro materiale scolastico, viene venduto al peggior offerente e trasformato in palazzine residenziali. Seguiranno 14 denunce per occupazione abusiva e 7 per resistenza a pubblico ufficiale.

28 settembre 2011: polizia e carabinieri perquisiscono le case di 4 compagni del Gramigna alla ricerca di un “pericoloso” manifesto. Quest’ultimo, affisso pochi giorni prima nelle vie del centro, accusava, a nome di un ironico “Tribunale popolare antifascista”, il sindaco Zanonato di concedere spazi pubblici al partito neofascista Casapound e alla Lega Nord, di militarizzare la città e di svendere il patrimonio pubblico agli speculatori edilizi e lo “condannava” a lavorare in fonderia per 20 anni. A ripensarci, più che una condanna sembra più un augurio in questi tempi di precarietà e disoccupazione dilagante. I 4 compagni perquisiti saranno denunciati per minacce aggravate al sindaco e per altri due reati.

Il 20 e il 22 maggio il tribunale di Padova porta alla sbarra i compagni sotto processo per entrambe le inchieste.

L’apertura di centri popolari occupati ha sempre contrapposto la volontà di costruire un’alternativa concreta, a chi invece vuole demolire, distruggere e reprimere. L’accanimento repressivo contro i writers a Padova, come in altre città, è solo l’ultimo esempio della volontà dei padroni di colpire anche solo chi non si conforma all’ordine dominante. La stessa logica che anima i politici che stanno demolendo il nostro futuro facendoci pagare una crisi che loro stessi hanno prodotto a causa dei loro profitti, ruberie e inciuci. Una crisi che colpisce ogni settore sociale, dal lavoro, all’istruzione, dai trasporti fino alla sanità: all’ospedale di Padova saranno quasi 200 i posti letto che saranno tagliati nei prossimi mesi dopo l’ultimo piano di austerità.

In molti però hanno detto basta e stanno reagendo, usando l’occupazione come azione di lotta per rivendicare i propri diritti. Negli ultimi mesi sono state occupate scuole, università, aule studio, fabbriche, case e spazi popolari per rispondere ai tagli sui servizi, per difendere il proprio posto di lavoro, per assicurarsi un tetto dove vivere e per avere agibilità di discussione, di organizzazione e una socialità non controllata.  L’occupazione, oggi più che mai, risponde al bisogno di chi lotta contro le politiche imposte dalla classe dominante a danno di lavoratori, studenti e proletari. Per questo ogni occupazione che apra spazi di libertà e di lotta va difesa e rilanciata.

Trasformiamo un processo alle lotte in un processo di lotta!

La solidarietà è un’arma!

Mercoledì 22 maggio ore 11.30 – Porta Portello

Presidio solidale in contemporanea al processo–esposizione mostra sugli spazi occupati

Collettivo politico Gramigna 

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