Taksim non cede agli assalti della polizia, la piazza resiste!

Taksim non cede agli assalti della polizia, la piazza resiste!

altDall’attacco della polizia iniziato questa mattina all’alba, Taksim è stata per ore teatro di scontri ininterrotti tra decine di migliaia di manifestanti decisi a difendere la piazza e gli agenti che tentavano di avanzare facendosi strada con gli idranti per sfondare le barricate e con un uso indiscriminato di lacrimogeni e pallottole di gomma.

La brutalità della polizia ha causato nuovamente moltissimi feriti, alcuni gravi perché colpiti al volto dal lancio senza tregua di candelotti sparati ad altezza uomo che in breve hanno reso l’aria soffocante e irrespirabile ma le infermerie di fortuna allestite sul posto e protette dai manifestanti, il continuo affluire di nuove persone verso Taksim e la determinazione hanno costretto gli agenti a conquistare a caro prezzo ogni singolo centimetro della piazza.

Nel tardo pomeriggio il fronteggiamento che durava ormai da ore ha fatto avere la meglio alla parte di piazza Taksim che resisteva: la polizia è stata costretta ad arretrare mentre i manifestanti avanzavano riconquistando la piazza ed erigendo nuove barricate.

Gli scontri sono ripresi poche ore dopo, quando migliaia di persone hanno ricominciato ad affluire verso Taksim per una manifestazione convocata per le 19. La polizia ha di nuovo aggredito la piazza e si è spinta fino a Gezi Park (già bersagliata dai lacrimogeni da questa mattina), smentendo così definitivamente i tentativi di dividere la protesta fatti dal sindaco di Istanbul, il quale aveva affermato di voler sgomberare solo i ‘provocatori’ di piazza Taksim mentre gli occupanti di Gezi sarebbero stati tutelati. Una divisione rispedita prontamente al mittente da tutti i manifestanti che da giorni condividono assieme questa battaglia. In giornata il sindaco ha confermato di voler proseguire col pugno di ferro contro la rabbia di Taksim ma la protesta non accenna a scemare né a disperdersi.

Durante la giornata gli attacchi della polizia si sono estesi anche al di fuori della zona di Taksim: in mattinata più di 70 avvocati sono stati arrestati mentre protestavano al palazzo di giustizia contro la brutalità delle forze dell’ordine e esprimevano il loro sostegno ai manifestanti e dalla piazza arriva notizia di diversi giornalisti aggrediti mentre tentavano di documentare la situazione. Sempre oggi la polizia ha poi effettuato una retata in una sede del partito socialista democratico turco (Sdp), arrestando diversi militanti dell’organizzazione con la motivazione che uno dei manifestanti che questa mattina ha lanciato una molotov contro i mezzi della polizia si stesse proteggendo con uno scudo che riportava una scritta (fatta a mano) con la sigla del partito.

In questo momento sembra che la polizia abbia accantonato il tentativo di entrare a Gezi park ma a Taksim gli scontri proseguono e si preannuncia una nuova notte di battaglia al grido che da questa mattina riecheggia senza tregua per la piazza: dimissioni!

 

La cronaca della giornata con le corrispondenze da Istanbul (da Radio Onda d’Urto):

Attorno alle sei e mezza  – ora locale – di Istanbul oggi, martedì 11 giugno 2013, centinaia di poliziotti in tenuta anti-sommossa si sono radunati sul viale principale che porta a piazza Taksim, dove si tiene il presidio dei dimostranti contro la distruzione del parco Gezi e contro la politica del premier Erdogan. I poliziotti, con l’appoggio di blindati con cannoni ad acqua, hanno attaccato le barricate intorno alla piazza, facendo un uso massiccio di lacrimogeni. Da GeziRadyo, la radio gestita dagli attivisti di Piazza Taksim, rimbalza la notizia dell’uso di pallottole di gomma da parte della polizia contro i manifestanti. Decine i feriti e gli arrestati.

Ore 17.00: La polizia con l’appoggio di blindati con cannoni ad acqua dopo aver attaccato le barricate intorno a piazza Taksim nel primo pomeriggio ha attaccato anche Gezi park, facendo un uso massiccio di lacrimogeni. Decine i feriti e gli arrestati. Tra questi anche 20 avvocati che difendono i manifestanti, fermati questa mattina nel tribunale Çağlayan, mentre stavano per fare un comunicato di solidarietà agli occupanti del parco Gezi. Continuano duri scontri: lacrimogeni e idranti da un lato, pietre e bottiglie dall’altro. Su tutto, lo slogan ripetuto in continuazione: “Dimissioni”.

Per l’Associazione medici turchi Tbb almeno 100 manifestanti sono stati feriti oggi, 5 dei quali sono gravi. Dall’inizio della protesta antigovernativa, in tutta la Turchia tre manifestanti sono stati uccisi e 5mila feriti.
La piattaforma Solidarity che riunisce tutti quelli che stanno manifestando per il parco Gezi ha convocato una nuova manifestazione a Taksim alle 19 ora di Istanbul, le 18 ora italiana. Intanto il presidente Abdullah Gül ha approvato la legge che prevede la restrizione della vendita e dell’esposizione di alcolici nel paese, uno dei motivi alla base delle proteste degli ultimi giorni a piazza Taksim e nel resto del paese. Ancora Serena da Istanbul.

Ore 10.00: Da Istanbul a Ankara, dove ieri sera quando la polizia ha disperso, nell’undicesimo giorno di proteste antigovernative, migliaia di giovani radunatasi a Tunali Hilmi, nel pieno centro città.  Le violenze di Istanbul e Ankara arrivano dopo l’annuncio, fatto solo ieri dal premier Erdogan, di un incontro domani con i rappresentanti della protesta di Gezi Park. Il premier ha comunque già ribadito la prosecuzione del taglio dei 600 alberi e la costruzione di una caserma e di una moschea. Anche qui, la volontà è quella di dividere: Erdogan incontrerà i rappresentati di #occupygezi, ma non la cosiddetta “Piattaforma Taksim”, che rappresenta la maggior parte dei manifestanti ed in particolare i tanti che, dalla semplice battaglia per un parco, hanno iniziato a contestare tout court la politica governativa.  Erdogan è poi  tornato a mostrare la faccia dura, sostenendo che “d’ora in avanti ci sarà tolleranza zero contro le proteste”. Il leader dell’opposizione socialidemocratica turca Kemal Kilicdaroglu ha reagito accusando il premier Recep Tayyip Erdogan di essere un “dittatore”. I giovani che manifestano nel paese, ha aggiunto in un discorso davanti ai deputati del suo partito Chp, vogliono “una democrazia di prima classe”. Murat Cinar, giornalista della sinistra turca.

L’ordine del governo era quello quello di confinare la protesta dentro il parco, riducendo la rabbia popolare ad una semplice questione urbanistica – la devastazione del parco – e togliendo ai giovani la centrale piazza Taksim, simbolo della lotta contro il governo conservatore islamico. Uno scippo respinto al mittente dalla piazza, dove continuano duri scontri: lacrimogeni e idranti da un lato, pietre e bottiglie dall’altro. Su tutto, lo slogan ripetuto in continuazione: “Dimissioni”. Ascolta la corrispondenza dalla piazza con Serena di DinamoPress.

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